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L’ispirazione

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La storia di un ruscello, anche di quello che nasce e si perde fra il muschio è la storia dell’infinito. Quelle goccioline che scintillano hanno attraversato il granito, il calcare e l’argilla; sono state neve sulla fredda montagna, molecole di vapore in una nuvola, bianca schiuma sulla cresta dell’onde; il sole, nel suo corso giornaliero, le ha fatte risplendere dei più vividi riflessi; la pallida luna le ha cosparse di vaghe iridescenze; il fulmine le ha trasformate in idrogeno ed ossigeno, e poi con un nuovo impatto ha fatto scorrere come acqua quegli elementi primordiali, tutte le forze cosmiche hanno lavorato insieme per modificare continuamente l’aspetto e la posizione dell’impercettibile gocciolina.[…]

Ma il nostro sguardo non è abbastanza ampio da abbracciare nel suo insieme il circuito della goccia e ci limitiamo a seguirla nei suoi giri e nei suoi salti, da quando appare nella sorgente fino a quando si mescola nel grande fiume o dell’oceano,”[1]


[1] E. Reclus, Storia di un ruscello, Eleuthera, Milano 2005, pag. 7.

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